Firenze 21 gennaio 02 Elettrosmog : La Toscana scommette sulla prevenzione

Sono ormai oltre dieci anni che il dubbio elettrosmog è entrato nella discussione degli ecologisti e dei cittadini che si sono organizzati in migliaia di comitati contro la vicinanza ai luoghi di vita di elettrodotti e antenne. I rassicuratori di professione sono ancora al lavoro e purtroppo a Roma si è insediato il governo dei grandi poteri e delle lobby ma la Toscana ha deciso di puntare sulla prevenzione e la cautela. Quando abbiamo iniziato la controinformazione ecologista i limiti accettati erano per gli elettrodotti 100 micro tesla; oggi dopo la conferma da parte dell’OMS della pericolosità per le leucemie infantili dell’elettrosmog da elettrodotti la Toscana ha varato un obiettivo di qualità di 0,2 micro tesla. La decisione sulle emissioni da elettrodotti è stata più facile anche perché l’argomento della quantità minima di casi totali di leucemie e quindi la bassa quantità assoluta anche dell’aumentato rischio di due volte è particolarmente odioso e facile da smontare pubblicamente.

Più difficile il percorso per le antenne da telefonia cellulare e quelle per le trasmissioni radiotelevisive, queste essendo particolarmente numerose e le compagnie in piena concorrenza tra loro, di fatto rappresentano la gran parte dei contenziosi aperti sul territorio e una scelta cautelativa aumenta i costi delle installazioni, da qui le polemiche durissime con cui tutta la destra ha accolto la delibera appena approvata dalla Regione Toscana.

Sono solo pochi anni che l’uso dei cellulari è diffuso sul territorio e quindi il tempo per verificare le evidenze epidemiologiche ancora non c’è stato ma di fatto in questi anni le compagnie hanno evoluto enormemente i sistemi di trasmissione e ridotto i volt per metro di esposizione; i primi enormi antennoni sono diventati pali meno impattanti dal punto di vista paesaggistico. Il movimento sul territorio ha di fatto già innescato il cambiamento, la scelta normativa della Toscana cerca di rendere questo cambiamento stabile e fatto di programmazione urbanistica nell’installazione delle antenne, indica che le antenne devono situarsi ad una distanza dai luoghi di vita utile per non far vivere la popolazione in un campo non superiore agli 0,5 volt per metro e che nel collocare tali antenne occorre tener conto anche dell’eventuale offesa al paesaggio. La tecnica delle compagnie è ormai in grado di darci questi risultati senza moltiplicare le antenne e senza costringere i cellulari a emettere un segnale di ritorno troppo forte, nonostante questo abbiamo deciso di concedere due anni per i nuovi impianti per raggiungere l’obbiettivo di qualità e tre anni a quelli vecchi fuori norma per mettersi in regola o essere delocalizzati.

Sappiamo bene che il fondo naturale di elettrosmog è pressoché zero assoluto e che quindi la scelta di dare un obbiettivo di qualità è una scelta che cerca un equilibrio tra esigenze della salute e esigenze giuste di trasmissione, sappiamo anche che nonostante le certezze sulla pericolosità non ci siano ci imbattiamo troppo spesso in situazioni di disagio grave o peggio di fronte a veri e propri drammi, per questo l’obiettivo è particolarmente cautelativo ma , ripetiamo assolutamente alla portata della tecnologia delle compagnie.

Nel pieno della discussione ad una settimana dal voto in consiglio regionale abbiamo misurato i valori di campo nella sala del consiglio regionale e in altri ambienti della Regione Toscana e i valori non superavano i 0,4 volt per metro con punte in basso verso lo 0,2 . Nella stessa iniziativa abbiamo presentato il documento di Cesano sulle emissioni di Radio Vaticana: come certamente si ricorderà dalla lettura dei dati raccolti dal dipartimento di Epidemiologia della ASL di Roma e dall’ Università di Firenze la commissione nominata dal ministro Veronesi concluse che nulla era successo alla salute dei cittadini residenti in un raggio di 10 km dall’impianto e che quei dati indicavano la non pericolosità delle emissioni. Gli autori della ricerca invece indicano che nel raggio entro i due km dall’impianto i casi di leucemia attesi aumentavano di sei volte, da due a sei km di oltre due volte, e che per giungere alle conclusioni rassicuranti i dati erano stati interpretati in maniera errata.

Quest’ultimo episodio ha rafforzato in noi la convinzione di fare una normativa cautelativa, abbiamo sentito in questi anni uno strano profumo di tabacco, lo stesso profumo che nascose per 15 anni all’opinione pubblica i danni del fumo , convinzione che deriva anche dal ricordo del compianto Prof. Maltoni che sarebbe oggi insieme a noi molto contento di questa scelta di mettere innanzi tutto al centro del governo della regione Toscana la salute dei cittadini.

Fabio Roggiolani