Sedia Panton, Tribunale di Milano valuta il carattere artistico del design industriale

Per accertare la sussistenza del valore artistico del design industriale ai fini della tutela del diritto d’autore, occorre effettuare un’analisi complessa, che prenda in considerazione non solo il mero successo ottenuto nel tempo dal prodotto o dal suo autore, ma anche l’ambito storico, culturale ed ambientale in cui la creazione del design è avvenuta, ancorando la valutazione a criteri più obiettivi possibile.

L’ordinanza in commento, emessa il 28 novembre 2006 dalla Sezione Specializzata in Proprietà Intellettuale ed Industriale del Tribunale di Milano, ha ad oggetto il reclamo proposto dalla società High Tech S.r.l. avverso l’ordinanza di accoglimento del ricorso cautelare della società Vitra Patente AG, con la quale il Tribunale aveva concesso il sequestro di sedie denominate Panton Chair in ritenuta violazione del diritto d’autore vantato dalla ricorrente, in virtù di contratto di licenza intervenuto con l’erede del creatore, Verner Panton.

La reclamante contesta il provvedimento cautelare emesso sia per aver affermato la legittimazione attiva della ricorrente, sia per aver ritenuto sussistente i requisiti della tutela autorale ed, in particolare il valore artistico, sia infine per aver riscontrato il periculum in mora.

In merito al dedotto difetto di legittimazione attiva di Vitra, la reclamante sostiene che, risalendo il contratto di licenza ad epoca anteriore rispetto alla disciplina introdotta all’art. 2 n. 10 (che ha abolito il divieto di cumulo delle due protezioni, autorale e brevettuale, consentendo la protezione delle opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico), la licenziante non avrebbe avuto titolo a trasferire diritti di cui non era ancora titolare.

Il Collegio respinge tali argomentazioni rilevando che il contratto di licenza, peraltro regolato dalle leggi svizzere, concede il diritto esclusivo di sfruttamento economico sulla Panton Chair sul territorio mondiale. Pertanto, la manifestazione di volontà espressa dalla licenziante nel contratto di licenza è di tale ampiezza per l’ambito di esercizio del diritto, che deve intendersi estesa a priori ad eventuali diverse modulazioni di tutela e ad eventuali ampliamenti o innovazioni di ambito di protezione, a seconda dei diversi paesi .

Ne deriva, secondo il Collegio, che l’introduzione della nuova normativa avrebbe comportato l’acquisizione del diritto morale e patrimoniale d’autore a titolo originario in capo all’erede per il solo fatto della creazione dell’opera, in conformità a quanto disposto dall’art. 5 l .a.

Nel merito, la reclamante contesta la sussistenza del requisito del valore artistico della Panton Chair, sostenendo che l’ordinanza reclamata ha errato nel compiere un giudizio a posteriori , riconoscendo pregio artistico alla sedia, in quanto espressione dello stile Panton, sulla base dell’accreditamento presso il pubblico e negli ambienti culturali. Ad avviso della reclamante, al contrario, il valore artistico dovrebbe essere valutato con riferimento al prodotto in sé, come caratteristica intrinseca dell’oggetto sin dall’origine, indipendentemente da valutazioni esterne.

Il punto saliente della pronuncia in commento – più che nel riconoscimento in sé dell’estensione della tutela autorale ai modelli tridimensionali (che pure ribadisce) – è proprio dato dai tentativi del Collegio di fornire dei criteri in base ai quali accertare la ricorrenza del valore artistico con riferimento a prodotti del design industriale. Al riguardo, il Collegio rileva che la relativa indagine non è certo agevole data la mutevolezza del canone artistico, che risulta storicamente esposto ad un continuo avvicendarsi di concezioni e forme. Per accertare la ricorrenza del requisito del valore artistico, occorre necessariamente effettuare un’analisi complessa, che prenda in considerazione molteplici fattori concorrenti quali il contesto storico, culturale e ambientale di riferimento. Ciò non significa, tuttavia, come evidenzia lo stesso Collegio, che tale giudizio sul valore artistico venga compiuto ex post , sulla base del mero successo ottenuto dal prodotto, ovvero di quello di cui gode l’autore. Infatti, si sottolinea chiaramente come l’accertamento della sussistenza del valore artistico, pur tenendo conto del dinamismo dei vari criteri di definizione, non conduce a minore certezza giuridica, né implica l’inserimento di valutazioni soggettive. I parametri di riferimento censurati dalla reclamante, secondo il Collegio, sono piuttosto in grado di evidenziare e focalizzare maggiormente le effettive caratteristiche intrinseche del prodotto stesso al momento della creazione. In base a tale prospettiva, infatti, si rapporta la creazione allo sfondo storico, culturale, ambientale di riferimento, e quindi si cerca di ancorare tale valutazione a criteri più obiettivi possibile, che fungano da elementi di conferma. In sostanza, il collegio perviene a ribadire la necessaria compresenza dei vari parametri di riferimento utilizzati nell’ordinanza come criteri in grado di storicizzare il giudizio. In tal modo, è confermato l’ iter argomentativo dell’ordinanza reclamata, secondo il quale è opportuno rilevare nella maniera più oggettiva possibile la percezione che di una determinata opera del design possa essersi consolidata nella collettività ed in particolare negli ambienti culturali in senso lato .