di Erica Bet

TREVISO (10 ottobre) – Violenze tra le mura domestiche: tre gravi episodi sono stati registrati dal commissariato di polizia di Conegliano (Treviso) in questi ultimi due giorni con tre donne come vittime. E purtroppo non si tratta di casi isolati.

Tutti sono avvenuti a Conegliano, hanno interessato famiglie italiane e – particolare ancora più grave – hanno visto come testimoni delle violenze sulle madri i figli minorenni. A scatenare la furia nell’uomo e farlo diventare un aguzzino, sono in gran parte futili motivi o comunque aspetti della vita familiare sui quali il dialogo e il confronto si dovrebbero dare per scontati: si va dall’educazione dei figli alle ricadute di una separazione.

Il primo e più grave espisodio risale a giovedì scorso quando una 38enne coneglianese è dovuta ricorrere alle cure del Pronto soccorso: aveva due costole rotte, un trauma facciale, numerose contusioni alle dita. Le ferite fisiche sono state giudicate guaribili in una ventina di giorni, i danni morali sono incalcolabili: difficile credere che anche questa volta si trattasse di una brutta caduta in casa. Anche in altre occasioni, infatti, la donna era stata costretta a farsi medicare. Ogni volta aveva nascosto la realtà inventandosi degli infortuni domestici.

Il caso è stato però segnalato agli agenti di polizia che, avvicinata la donna, sono riusciti a ricostruire l’accaduto. La 38enne, lavoratrice e madre di un bambino, era stata picchiata con violenza dal compagno 61enne, sotto gli occhi del figlio, al culmine dell’ennesimo litigio. Questa volta, ad innescare la miccia, erano stati i metodi di educazione del figlio. Altre volte era successo per delle banalità: questa volta lui si era accanito contro di lei così tanto da arrivare a fratturarle le costole. Immediata, nei confronti del marito, è scattata la denuncia in stato di libertà, mentre la moglie e il figlio sono stati affidati ad una struttura protetta. Come avviene in casi simili, saranno le strutture in grado di seguirli psicologicamente e materialmente a prendersi cura di loro. Poi interverranno assistenti sociali e magistratura.

Il secondo dramma è scoppiato venerdì: a lanciare l’allarme al 113 una moglie 44enne minacciata di morte dal marito armato di pistola. Lui, 54enne appassionato d’armi, in casa ha un fucile ed una pistola: il rapporto tra la coppia è deteriorato e i due stanno affrontando una difficile separazione. Così quando lei torna a casa per recuperare alcune cose, trova ad attenderlo il marito, minaccioso. Agli agenti delle volanti, intervenuti sul posto, denuncia di aver subito numerosi maltrattamenti, sfociati nelle minacce di morte da parte del marito. La polizia si fa consegnare le armi dall’uomo, che non oppone alcuna resistenza.

Il terzo episodio, a poche ore di distanza, sempre nella mattina di venerdì. Ancora un difficile rapporto di coppia, ancora contrasti coniugali. Questa volta, all’ennesimo attacco di rabbia, il marito si scaglia contro la moglie, fino ad arrivare ad affondare i denti nella sua mano e a morderla. Lei, in preda al panico, riesce a trovare la forza di avvisare la polizia che interviene sul posto. Ora, spetterà alla moglie decidere se perseguire o meno il marito.

Due giorni di violenze e di soprusi nei confronti delle compagne o delle mogli. Quali contorni assume la situazione nel coneglianese? Interviene il dirigente del commissariato di via Maggior Piovesana, Claudio Di Paola: «Si tratta di un problema che colpisce tutte le categorie di età e le fasce sociali, anche ambienti apparentemente positivi. Alle vittime lanciamo un appello – conclude – affinché contattino con fiducia il 113. Troveranno degli uffici specializzati in grado di valutare la situazione sotto l’aspetto penale, a contatto con strutture protette».

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