Spedizione punitiva della destra in Teatro

Due giorni fa un altro colpo è stato inflitto alla libertà di espressione e alla democrazia. Una vera e propria spedizione punitiva fascista ha tentato di bloccare uno spettacolo teatrale, il monologo di Renato Sarti, Mai morti, ispirato alle gesta della Decima Mas, punta di diamante dell’esercito fascista, al quale doveva seguire un dibattito sul Ventennio. Si tratta ovviamente di un tema molto attuale, visto che domani si celebrerà la festa della Liberazione, proprio per questo scelto dagli autori del gruppo Teatro Civile. Lo spettacolo, in programma a Roma al teatro Vascello, è stato turbato ed avvelenato dal un gruppo di decine di giovani che, con tanto di bandiere della Repubblica Sociale Italiana e caschi in testa, si sono schierati davanti all’ingresso cantando “Faccetta Nera”, gridando “Boia chi molla”, “Buttiamo fuori i comunisti”, ma anche un improbabile “basta con la cultura dell’odio”, il tutto “ingentilito” da saluti romani e tentativi di fare irruzione nel teatro e menare le mani. Cosa che non è accaduta solo grazie alla fermezza degli organizzatori e all’intervento della polizia.

I giovani di destra che hanno preso parte alla spedizione erano capeggiati nientemeno che da una consigliera di Alleanza Nazionale, Barbara Saltamartini.

Di questa vicenda, tutto mi fa indignare: i tentativi di limitare la libertà di espressione e di pensiero, l’inneggiare a modelli che hanno dimostrato tragicamente la loro distuttività, l’ipocrisia di un partitio, AN, che si dice estraneo a queste tendenze estremiste, ma che lascia fare come niente fosse. Ma in questa particolare fase della storia del nostro paese, ciò che aggiunge rabbia all’indignazione è l’uso dell’informazione. Ho sentito questa notizia la sera stessa dell’accaduto, sul telegiornale nazionale serale del TG3, l’unica rete televisiva “pubblica” rimasta – pur nei limiti graziosamente consentiti – al centro sinistra. Dopo pochi minuti è andato in onda il telegiornale regionale del Lazio. Ci si aspettava maggiori dettagli su un fatto gravissimo che il TG 3 nazionale aveva liquidato con poche, ma almeno esplicite righe. E invece nel TG regionale la notizia è stata data con due parole moderate, che suonavano come: “questa sera una rappresentazione teatrale sulla Liberazione è stata disturbata da un gruppo di manifestanti”. Punto. Non una parola sui responsabili dell’azione disturbante, non una parola sui motivi, non una parola sulla presenza della consigliera di AN.

Vi ricordo che il TG3 regionale da pochi giorni è gestito da Angela Buttiglione.

Ecco signori, questa è l’informazione nel nostro paese. Questa è l’immagine della realtà che ci vogliono dare e alla quale vogliono che noi crediamo senza dubbio alcuno, o al limite placando i dubbi con il consumo sfrenato ed il “divertimento” forzato, con notizie macabre o con il gravissimo problema delle smagliature ora che si avvicina la stagione estiva.

E il frastuono di questa realtà “virtuale”, sta fagocitando la realtà reale invisibile e silente, insieme alla nostra capacità di discernere. E allora la realtà noi ce l’andiamo a cercare nelle testimonianze delle persone comuni. Eccone una, sui fattacci del teatro Vascello, arrivata sulla mia casella di posta elettronica:

Cosa posso aggiungere? (all’articolo apparso su “La Repubblica” n.d.r.)

Che dall’articolo non si capisce il livello di aggessione, lo schifo e l’impotenza e la rabbia provata per dover “subire” tutto quello e in quel modo.

Non si capisce che una serata di riflessione è stata non dico rovinata ma resa meno efficace perché mentre si vedeva lo spettacolo (gratuito come tutti quelli del teatro civile) il gruppo di spettatori, autori e anche lo strepitoso interprete si guardavano le spalle a vicenda attenti al minimo rumore sospetto.

Quello che non si può capire sono gli stati d’animo… perché si dovrebbero provare (o forse è meglio di no).

Il dibattito finale poi non c’è stato (“perché lo spirto questa sera forse non è più dei migliori”), in compenso è stato sostituito dalla triste consapevolezza di uscire dal teatro alle 23.30 sotto la premurosa scorta della polizia costretta dalla situazione a vegliare mentre aspettavamo l’autobus o mentre tornavamo verso le macchine.

Quello che io vedo dall’articolo è la (purtroppo invitabile) fredda cronaca di un aggrssione da parte di un branco di balordi (compresa la consigliera provinciale di An Barbara Saltamartini) fascisti. Eh si… perché nonostante quello che si racconta in giro fascisti erano… fascisti sono e fascisti saranno.

Ah… c’è qualcos’altro che posso aggiungere…

Lo spettacolo è stupendo, duro come un cazzotto nello stomaco ma stupendo e Bebo Storti è indescrivibile.

Chi non l’ha visto potrà vederlo alla Sala Umberto nei prossimi giorni. Vi consiglio di andarci… almeno per non rischiare di abituarsi alle violenze.

(Cico)