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Niente vaccinazioni, niente iscrizione al nido. Una regola coercitiva che per la prima volta verrebbe applicata in una regione italiana. Lo scopo è proteggere la collettività dal rischio di un ritorno di malattie che nel mondo occidentale diamo per scontato siano state debellate. La quota di famiglie che si rifiutano di far vaccinare i propri figli, in Emilia Romagna, è raddoppiata nel giro degli ultimi quattro anni. La tendenza ha riguardato anche la nostra provincia, nella quale il 95 per cento dei genitori si presentano con i bimbi all’appuntamento per la profilassi. Ma si tratta di una soglia limite, al di sotto della quale si è esposti al rischio di epidemie. A Rimini e a Riccione, ad esempio, la quota di bambini coperta è scesa al di sotto del 90 per cento.

Per questo la Regione ha pensato che a mali estremi sia il caso di proporre estremi rimedi. Una anticipazione l’aveva fornita sette mesi fa, ai nostri microfoni, l’assessore alla Salute Sergio Venturi:

“Questi genitori – aveva commentato – fanno male all’intera comunità su aquesto stiamo facendo una riflessione seria”. Lo strumento con cui passare all’azione sarebbe la legge sui servizi educativi rivolti ai bambini da 0 a 3 anni. La giunta è al lavoro per rinnovare la normativa, che riguarda aspetti come i titoli di studio necessari per gli educatori e i criteri per l’accreditamento delle scuole private. Nel rinnovo della legge l’assessore alla salute e quello al welfare, elisabetta gualmini, hanno visto l’occasione per arginare un fenomeno che preoccupa. Utile alla causa sarebbe vincolare alle vaccinazioni obbligatorie l’iscrizione all’asilo pubblico e a quello privato convenzionato.

Del provvedimento per ora non esiste nemmeno una bozza. “Stiamo discutendo e confrontandoci con tutti” ha fatto sapere il presidente Stefano Bonaccini. Da sondare c’è la tenuta di una legge del genere nei confronti di possibili ricorsi. Così come lo scenario, plausibile, dell’iscrizione di tutti i bambini non vaccinati alle scuole private non convenzionate. Sorta di ghettizzazione che aumenterebbe la probabilità di focolai di malattie.