di silvia poletti

Un tempo – dieci anni fa, più o meno – TorinoDanza era un festival ricco e intelligente. A tal punto da surclassare e sostituire sulla mappa degli appassionati il glorioso ma controverso Festival Internazionale del Balletto di Nervi. In un rigoglioso parco periferico di Torino, costantemente affollato (anche a dispetto dei frequenti acquazzoni), tra giugno e luglio, si alternavano compagnie di balletto classico Doc e le più interessanti espressioni della nuova danza internazionale: da Preljocaj a Decouflè, da Mark Morris a Maguy Marin. Senza contare l’attenzione alle compagnie italiane, coinvolte in produzioni appositamente pensate. Poi, per ovviare anche agli inconvenienti meteorologici, da Parco Rignon passò nelle sale ovattate del Teatro Regio. Sempre in luglio, sempre con lo stesso prestigio. L’assessorato alla cultura della città di Torino, che insieme alla Regione lo aveva promosso e finanziato, doveva esserne orgoglioso. Ma non si può mai stare tranquilli. Altre iniziative musicali estive, organizzate sotto l’egida del comune torinese, iniziarono a lamentare i troppi finanziamenti concessi alla manifestazione; la collocazione temporale che andava a disturbare le loro attività; la sua location che costava troppo. Sotto la pressione delle lamentele, Comune e Regione abbozzarono e prima spostarono il festival nel mese di settembre, poi ne ridussero gli appuntamenti, poi tolsero la consulenza all’agguerrito pool di esperti (tutti critici e giornalisti di settore) per darla al nome-specchietto per le allodole (nel caso, Maurice Bejart). Infine, nel 2001 lo cancellarono. Ma non definitivamente.

Infatti, a sorpresa, il progetto TorinoDanza è nuovamente decollato nelle ultime settimane del 2002 e, di fatto, dal 21 marzo prossimo tutta la città sabauda – negli spazi canonici del Regio, del Piccolo Regio, ma anche dei teatri minori (l’Astra o la Fondazione Re Rebaudengo) – parte con una serie di appuntamenti tematici che punteranno a rilanciare – come dichiarato dall’assessore Fiorenzo Alfieri – la danza come una delle espressioni artistiche più vitali dell’attività culturale della città. Lo sguardo è volutamente incentrato sulla contemporaneità e sulle varie tendenze attuali della danza internazionali. A ideare e coordinare i vari «Focus», ovvero i vari momenti tematici nei quali TorinoDanza 2003 si inanella, è il giornalista e critico Gigi Cristoforetti, già ideatore del Festival GardaDanza e il festival Internazionale del Nuovo Circo di Brescia, e che proprio in queste sezioni «monografiche» si propone di offrire al pubblico «momenti di spettacolarità abbastanza concentrata, nell’arco di qualche giorno durante i quali sperimentare i diversi punti di vista sulla danza contemporanea». La quale, si sa, è sempre in sofferenza per ciò riguarda penetrazione nell’attenzione del pubblico più vasti e nei conseguenti ricavi da parte di produttori e organizzatori: onore al merito quindi a chi, come Cristoforetti, ha impiantato un’impresa audace e coraggiosa.

Dal 21 marzo al 12 aprile nel Focus n.1 dal titolo Danze indisciplinate, si vedranno spettacoli caratterizzati dal tema della contaminazione dei linguaggi: al Teatro Astra ecco così che si alterneranno in scena i videomakers olandesi Paul & Menno De Nooijer in Naspel, spettacolo nel quale due danzatori dialogano con la loro proiezione virtuale amplificata da undici schermi (21 e 28 marzo); seguiti da La Maison, formazione di Nasser Martin-Gousset, già artista di Nadj e Saporta, che omaggia i Rolling Stones e gli anni Sessanta in Bleeding Stones (4 e 5 aprile); e infine da La Coma, che miscela hip hop, flamenco, balletto classico e un ammaestratore di animali in un melting pot che ci promettono provocatore e iconoclasta (11 e 12 aprile). In concomitanza con Settembre Musica il Focus n.2 si incentrerà sui lavori poetici e borderline di Josef Nadj, mentre in ottobre alla Fondazione Re Rebaudengo si aprirà la Casa della Danza, nella quale artisti vari – da Virgilio Sieni a Paola Bianchi, da Giorgio Rossi a Roberto Castello (ovvero i vecchi giovani della danza contemporanea italiana) daranno vita ad eventi e performance, tra un bar, uno spazio espositivo, una sala-ristorante.

Riusciranno i nostri eroi a «creare finalmente una cultura diffusa della danza e a trasformare programmazioni di elevato interesse in un sistema della danza» (così l’Assessore Alfieri)? Riusciranno soprattutto a catalizzare e far maturare l’interesse nei confronti del variegato mondo della contemporaneità coreografica? Staremo a vedere. Intanto, per misura precauzionale, il Regio sta programmando per l’aprile 2004, una full immersion con il Balletto del Kirov di San Pietroburgo: in programma, tre cattedrali della danza classica come La Bayadère, Jewels e la Serata Fokine. Almeno in quel caso trentacinquemila presenze per la danza a Torino saranno assicurate (la passata esperienza con il Bolshoi docet). (17 febbraio 2003)

Nella foto, Josef Nadj, i cui lavori andranno in scena durante la nuova edizione di TorinoDanza