AVVOCATI TRA GIUSTIZIA ITALIANA E ALTA CORTE EUROPEA

I vendicatori di Benevento

Contro i ritardi dei processi si appellano a Strasburgo. E vincono. Ottenendo dallo Stato risarcimenti miliardari

Sabina Minardi

Sarà un’inclinazione naturale verso il nord, per via di quei Longobardi che vi fondarono un prosperosissimo ducato. Sarà per la natura girovaga dei suoi abitanti, ereditata da un fondatore che il mito indica in Diomede, figlio di Tideo, re di Argo, costretto, reduce da Troia, ad errare per il mondo. Certo è che l’Europa non è mai stata così vicina a Benevento. Grazie a un gruppo di avvocati che sta mettendo in ginocchio le cancellerie giudiziarie, e costringendo il governo italiano a sborsare miliardi su miliardi. L’ultimo episodio, il più eclatante, qualche settimana fa, quando in una sola sessione la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha accolto i ricorsi di 117 cittadini di Benevento, soprattutto richieste di pensione di invalidità. E condannato l’Italia al pagamento di 2 miliardi per ritardi nella giustizia.

«È stata la punta dell’iceberg di una tendenza che è iniziata da diversi anni», dichiara l’avvocato Giovanni Romano, l’apripista di questa ondata di ricorsi alle corti europee. Con 11 anni di esperienza oltrefrontiera e un bilancio dichiarato di 1.400 cause depositate a Strasburgo, l’avvocato Romano è il vero decano di questo fenomeno, tanto da aver aperto nella città francese uno studio legale. Attualmente è impegnato a preparare i ricorsi del Sindacato medici europei: oltre 1.000 ricorrenti che protestano per aver atteso troppo tempo la definizione del loro status giuridico.

«È il ritardo nel vedersi riconosciuto un diritto che fa scattare la possibilità di adire la Corte europea», spiega Romano. Aspettare 5-6 anni per ottenere una pensione di invalidità o per accedere a un legittimo contributo per una persona handicappata, persino più di 10 anni nei processi civili, è una evidente violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti umani «a un processo equo in tempi ragionevoli». E che un certo numero di Stati europei, compresa l’Italia, si è impegnata a rispettare, a tutela di alcune libertà fondamentali. In linea teorica, il cittadino che ritiene di aver subito una lesione può scrivere direttamente alla cancelleria della Corte. Nella pratica, la scarsa cognizione sulle procedure, il limite linguistico (le lingue della corte sono l’inglese e il francese), il timore di commettere errori, fanno propendere per l’assistenza di un legale.

Gli avvocati di Benevento, perciò, si sono attrezzati. «Di fronte a continui rinvii dei processi, di fronte a procedimenti amministrativi nei quali persone anziane erano costrette ad aspettare anni e anni, abbiamo deciso di rivolgerci alla Corte dei diritti dell’Uomo», racconta l’avvocato Togo Verrilli, 48 ricorsi accolti solo nell’ultima causa. «Ci siamo messi a studiare, a fare ricerche sulla scarsa documentazione esistente, a chiedere consigli a chi aveva già istruito questo genere di procedimenti. Io ho dovuto imparare il francese per tradurre gli atti», sorride il legale.

E i risultati non si sono fatti attendere: le percentuali parlano di quasi assoluta infallibilità. Anche perché la Corte non entra nel merito, ma decide solo sotto il profilo del “tempo giusto” di attesa del giudizio. Imponendo un risarcimento per i danni morali, che dopo circa 4 anni può fruttare ai cittadini da 9 a 60 milioni.

Così, dopo i primi successi, è iniziata la corsa di quasi tutti gli studi legali di Benevento verso l’Alsazia.«È vero, c’è un grande coinvolgimento collettivo», ammette l’avvocatessa Giovanna Abbate, che nel “pacchetto”dei 117 sosteneva un gruppo di ricorsi riguardanti l’elargizione di contributi regionale a favore di famiglie con persone handicappate. «Non è accettabile che un processo in Italia duri più di 10 anni. Vero è che anche per le sentenze della Corte europea i tempi si sono allungati, ma entro 18 mesi si arriva a un risultato». Che è quasi sempre di condanna della giustizia italiana.

Ogni mese, la Corte accoglie mediamente una trentina di ricorsi di nostri cittadini. Tra gennaio e febbraio di quest’anno sono stati 72 i connazionali ai quali la è stata riconosciuta la violazione di un diritto. L’Italia, con i suoi 7.000 ricorsi, è il paese che detiene il record alla Corte europea. E in Italia, la città da dove partono più pratiche è Benevento.

«All’inizio qui ci prendevano in giro», ricorda l’avvocato Antonio Nardone. «Ora è diventato quasi un fatto di moda, si sono scatenati tutti. Ma c’è solidarietà tra noi avvocati, ci scambiamo suggerimenti, atti difensivi, files, e siamo davvero soddisfatti di aver fatto da pionieri».

(27.07.2000)