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giovedì 18 aprile 2002, ore 19.04

Bipop: Ardesi lava più bianco

Il Comitato soci Bipop di Reggio si scioglie, quello bresciano di Mino Martinazzoli non era mai nato se non sui giornali; gli azionisti bresciani continuano a vendere (nei giorni scorsi Pier Luigi Streparava ha ceduto altre 100mila azioni, dopo essersi liberato di un milione e 870mila titoli tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002) e un altro consigliere, Alessandro Maria Rinaldi, si è dimesso, non prima di avere a sua volta venduto il mese scorso un milione e 292mila azioni. Ci vuole una buona dose di ottimismo per sottrarsi alla sensazione di essere di fronte al completo sfaldamento dell’azionariato di Bipop-Carire. Fra l’altro, i tempi sono ormai particolarmente stretti. I soci che intendono partecipare all’assemblea straordinaria di fusione e a quella ordinaria di bilancio oppure delegare qualcuno a rappresentarli devono infatti ritirare i certificati di voto presso le filiali della banca almeno 5 giorni prima della data di prima convocazione delle due assemblee (30 aprile l’ordinaria e 5 maggio la straordinaria) e quindi in sostanza rispettivamente entro il 24 e il 30 aprile. Una specie di corsa contro il tempo. In vista di questi appuntamenti, anche la Fondazione Manodori si prepara ormai a prendere atto che la trattativa con la Banca di Roma è arrivata a un punto oltre il quale non si può andare. Forse Reggio riuscirà ad avere la sede della banca tradizionale e con l’aria che tira non sarebbe un risultato da poco. Ma i termini fondamentali del piano di Cesare Geronzi, quelli non si cambiano. Soprattutto, non si tocca il rapporto di cambio fissato in 0,345 azioni della Holding Banca di Roma per ogni azione Bipop. Il che significa che al titolo della ex stella della new economy è stato attribuito un valore di 1,8 euro (3.500 lire). Questo è quello che virtualmente finirà nelle tasche degli azionisti di Bipop, reggiani e bresciani, grandi e piccoli. Tutti, insomma. O meglio, tutti tranne uno: Mauro Ardesi. All’imprenditore edile bresciano, ex primo azionista della banca, le azioni saranno infatti pagate quasi il doppio. Vediamo come. La sua finanziaria Garfin è schiacciata dal macigno di 1.376 miliardi di debiti verso una decina di banche, Bipop compresa. Per evitarne il fallimento, la Banca di Roma e il principale creditore, la Popolare di Milano, esposta per 958 miliardi, hanno messo a punto un piano di sistemazione del debito firmato dalle parti lo scorso 21 dicembre. Il piano prevede che una società creata ad hoc emetta un prestito obbligazionario della durata di 5 anni che sarà interamente sottoscritto dalla Banca di Roma. Con questo denaro, la società acquisterà le azioni Bipop detenute dalla Garfin e fra 5 anni girerà il pacchetto alla Banca di Roma. L’importo del prestito obbligazionario è pari a quello del debito della Garfin: 710,7 milioni di euro, cioè 1.376 miliardi di lire. Le azioni Bipop in possesso della Garfin sono 202 milioni. Risultato: per ogni titolo Ardesi riceverà 3,52 euro, cioè 6.815 lire. Per l’appunto il doppio di quanto è stato accordato agli altri soci. Non è neppure vero, come si sente dire ogni tanto, che le azioni di Ardesi sono state valutate così generosamente perchè riceverà i soldi fra 5 anni. Al contrario, li avrà subito, perchè dovrà utilizzarli per ripianare i debiti verso il sistema bancario. Agli attuali corsi di mercato, il pacchetto di Ardesi vale 780 miliardi. Eppure, gli basterà per rimborsare un debito di 1.376 miliardi. Beato lui.

Gabriele Franzini